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Fabrizio GARGHETTI

 Mostra n. 405
FABRIZIO  GARGHETTI    fotoreporter d’arte 
“ Fluxus, Teatro, Performance, Danza, Poesia, Jazz, Mostre”

               
 Sabato 1 Giugno  2019  alle ore 18,00
dal 1 Giugno al 30 Luglio  2019
Orario: 10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso.

                 FABRIZIO GARGHETTI classe 1939, nato a Salsomaggiore si è dedicato sin da giovanissimo alla fotografia. Cresce nel negozio del padre che ha un negozio di ottica a Milano e dalla metà degli anni ‘60 ha seguito e documentato con i suoi scatti la stragrande maggioranza degli avvenimenti artistici che si sono svolti a Milano a partire da quegli anni, come pure di alcuni fatti di cronaca che hanno coinvolto quella città: il 12 dicembre 1969 il giovane Garghetti si è ritrovato in Piazza Fontana, con la sua camera a tracollo a documentare la strage, pochi minuti dopo lo scoppio della bomba. 
“Di una performance resta la documentazione fotografica; rimane il segno del genio, il valore del documento. Di un happening teatrale; di Poesia visiva o sonora; di una performance, come di tanta arte in movimento non rimarrebbe traccia, se non ci fosse la testimonianza visiva, attraverso il documento fotografico, di quanto avvenuto” e  GARGHETTI, sempre presente con la sua camera ha documentato ogni evento, vernice, serata e personaggi presenti in quegli anni. Per alcuni anni si è dedicato a fotografare i musicisti della scena internazionale del jazz che suonavano in Europa. 
Attualmente con la creazione dell’Archivio Fotografico Garghetti, dedito alla raccolta, documentazione e diffusione di tutta quella mole di immagini di cui Fabrizio GARGHETTI si è appropriato in oltre cinquanta anni di frenetica attività.  Tutto il materiale disponibile è aperto alla consultazione e alla documentazione degli avvenimenti passati e presenti nelle arti visive contemporanee: www.archiviogarghetti.com
In questa occasione la Galleria Peccolo di Livorno ha aperto i propri locali ad una mostra di oltre 150 scatti riuniti in “strisciate” fotografiche che documentano l’arte contemporanea internazionale quali performance Fluxus, teatro e concerti d’avanguardia, poesia e danza contemporanea, ecc. 






LUCIA PESCADOR

“Geometrie con Copialettere Etrusco”         
Mostra n. 403           
Inaugurazione: Sabato 16 Febbraio 2019  ore 18,00
dal  16 Febbraio al 29 Marzo  2019
               
Orario: 10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso. 

Lucia Pescador è nata a Voghera il 9 Febbraio 1943. Vive e lavora a Milano, dove si è diplomata all’Accademia di Brera e dove ha insegnato al Liceo Artistico Boccioni. Ha da sempre privilegiato il disegno, lavorando su tematiche legate alla natura, alla cultura e all’arte. Nel 1965 inizia ad esporre i suoi lavori presso la Galleria Arte Centro di Milano, galleria con cui manterrà a lungo un rapporto di collaborazione.  Con gli anni ‘90 comincia il suo lavoro di opere basate sulla raccolta di immagini e catalogazioni –una sorta di atlante panoramico dell’arte delle avanguardie e della cultura del XX Secolo, dal titolo Inventario del Novecento con la mano sinistra - che proseguirà fino agli anni del nuovo millennio. Sono di questi recenti anni di inizio secolo le sue installazioni multimediali “Wunderkammern” in cui riunisce sulle pareti tempere e pastelli realizzati su carta riciclata, maschere, oggetti, disegni e immagini fotografiche riportate su acetato, vasi di ceramica dipinta e vasi di enormi dimensioni dipinti su cartoni a creare una campionatura visiva di piccoli oggetti museali. 
Questa mostra livornese nasce dalla collaborazione dell’artista con la Galleria Peccolo che recentemente ha Edito nella Collana Memorie d’Artista uno speciale Libro d’Artista intitolato dall’autore Copialettere Etrusco che dà, anche, il titolo alla mostra. “Un libro in cui emerge la volontà dell’autrice di scavo e studio sull’antico e le fantasie mitologiche del passato unita alla quotidianità contemporanea. Si notano infatti vasi, buccheri etruschi, disegnati a pastello, oltre alla scritta di Pyrgi –nome greco della città portuale dell’odierna Cerveteri- misti a deliziose figure femminili (Pin-up) che riportano la lancetta del tempo al secondo dopoguerra europeo, mostrando così l’andirivieni fra passato, presente e futuro cui tende da oltre cinquant’anni la poetica artistica di Lucia Pescador” come scrive nell’introduzione alla mostra il critico Maria Letizia Paiato.  
Nell’occasione della personale sarà presentato il Libro“Copialettere Etrusco” di cui saranno esposti i lavori e le carte creati appositamente per questa edizione, insieme ad una speciale installazione realizzata in galleria per l’occasione e intitolata Geometrie da Teoria del colore.





Ettore SORDINI

 Mostra n. 400  

  ETTORE  SORDINI  opere 1957/2002             
                 Inaugurazione: Sabato 28 Aprile 2018 ore 18,00
                 Periodo: dal   28 Aprile al 30 Maggio 2018
               
S.T. (Montagna) 1993
acrilico e grafite su tela cm. 30 x 20



          ETTORE SORDINI (Milano 1934 – Cagli 2012) Giovanissimo comincia a dipingere ed esporre nella metà degli anno ‘50. Incoraggiato da Lucio Fontana, frequenta il mondo artistico della bohémienne milanese di quegli anni tra Brera e il Bar Giamaica dove stringe amicizia con Piero Manzoni, Castellani, Peverelli e molti degli altri artisti frequentatori. Aderisce a tutti i movimenti e manifesti che in quel decennio cercano il rinnovamento della Pittura e dell’arte del dopoguerra: Arte Nucleare, Contro lo Stile, ecc. Sono di quegli anni le opere “Antropoidi” 1957 e le “Composizioni Nucleari” 1958-59. Nel 1962 si allontana dalle radicalizzazione artistiche e dall’azzeramento Almugavari” 1962, “Campo dei Paladini” 1963 e le carte intelate “Scrittura”. Dopo lo scioglimento del Gruppo, Sordini proseguirà la sua ricerca pittorica sempre basata su una pittura minimale formata da pochi ma essenziali segni sulla tela. Fino ad approdare dopo gli anni ‘90 alla serie di dipinti “Marine”; “Paesseggiate” e i quadri degli ultimi anni intitolati “Marina novecento” in cui riprende la memoria della tradizionale pittorica astratta novecentesca italiana.
proposto dal Gruppo Azimuth di Manzoni e Castellani prima e dai Cinetici poi, con le loro opere optical; e fonda insieme con Agostino Ferrari, Ugo La Pietra, Arturo Vermi e Angelo Verga il Gruppo del Cenobio. Gli amici milanesi del Cenobio erano accumunati dal rifiuto di cancellare la pittura attraverso la deformazione della superficie come predicavano gli aderenti di Azimuth o del Gruppo Zero, ma, al contrario, recuperavano il valore della pittura e della superficie della tela tracciandovi segni minimi, appena palpabili: una Pittura, alcuni Segni accennati sul quadro e la superficie pittorica era completata con poetici segni minimi a formare quasi una scrittura immaginifica. Sono di quegli anni le serie di quadri “
In questa concisa retrospettiva livornese sono esposti esempi di opere delle serie qui citate e una particolare parete della galleria è dedicata ai quadretti “mignon”, telette di piccolo formato cm.13x18, nelle quali Sordini componeva un minuscolo, variopinto campionario dei temi che aveva sviluppato in tanti anni del suo lavoro.

Accompagna la mostra un catalogo bilingue italiano/inglese edito dalle Edizioni Peccolo, con la prefazione del curatore della mostra Bruno Corà, le testimonianze di Ugo La Pietra e Nanda Vigo e le riproduzioni delle opere in esposizione.


 S.T. (Marina '900)
acrilico su tela 81 x 100


 S.T.(Marina) 1999
acrilico su tela 60 x 80


S.T. (Paesaggio) 1962
pastelli su carta intelata cm. 72 x 95


S.T. (Passeggiata) 1969
acrilico e grafite su tela cm.80 x 60


Passeggiata 2002
acrilico e grafite su tela cm.70 x 91


Isola (fondo celeste) 1965
acrilico e grafite su tela cm. 81 x 100


Isola (fondo rosso) 1965
acrilico e grafite su tela cm. 81 x 100


Senza Titolo 1963
grafite egessetti su carta intelata cm.50 x 70


Senza Titolo 1963
grafite e pastello su tela di juta cm. 50 x 50




SALVO RAELI

Mostra n. 399 

S A L V O   R A E L I 
(opere 1990/2006)       
                          
Inaugurazione: 
Sabato 24 Marzo 2018  ore 18,00
dal  24 Marzo al  26 Aprile 2018

S.T. (Penelope) 2006

SALVO  RAELI  è nato a Noto nel 1946, vive e lavora a Siracusa. Dopo gli studi presso l’Istituto d’Arte di Siracusa e all’Accademia di Belle Arti di Catania, inizia la propria ricerca artistica nel 1972 e dal 1976 insegna presso Istituti d’Arte e Istituti Universitari.
Dopo la sua esperienza con sculture monocrome dalla forma bio-morfa, realizzate usando cemento o ossido e pigmenti monocromi sostenuti da strutture di legno, inizia negli anni novanta una serie di dipinti astratti, prevalentemente su cartoncino in fogli di cm.50 x 70 e 70 x 100, che si inscrivono con pieno titolo in quella che è stata nominata “Astrazione ridefinita” da Demetrio Paparoni, autore della prefazione in catalogo. Come le precedenti sculture anche questi dipinti assumono una presenza di ritmicità e spazialità ripetuta e meditativa.
Le opere si presentano come vere e proprie griglie coloratissime, costruite con l’utilizzo di soli pochi colori primari attraverso la stratificazioni di piccoli segni, pennellate mai distese, solo tocchi, come si trattasse di timbri. Poiché ogni nuova pennellata deve lascar intravvedere quelle sottostanti vengono utilizzati colori diluiti, inizialmente acrilici e pastelli, successivamente, per dare un effetto tridimensionale all’insieme, l’ultimo tocco è affidato agli acquarelli. I colori secondari sono dunque il risultato delle variazioni di dosaggio e delle sovrapposizioni, che sono tali e tante da conferire all’insieme una gamma molto ampia di colori e tonalità. Non sorprende come, già negli anni novanta, per via della sua natura riservata, l’autore abbia vissuto questa esperienza come una sorta di meditazione solitaria; infatti la sua pratica pittorica lo portava a ripetere piccoli gesti controllati, che fanno dei suoi lavori una sorta di preghiera solitaria, un mantra, capace di svuotare la mente. Raeli descriveva i suoi dipinti su carta come  “paesaggi interiori” e che per ognuno di essi trovava sempre un diverso riferimento a un fiore o a un luogo visto in una precisa ora del  giorno e della luce.
Questa esposizione livornese è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese edito dalle Edizioni Peccolo contenente le immagini delle opere in mostra, uno scritto-prefazione di Demetrio Paparoni e una succinta nota su questi lavori di Roberto Lacarbonara.

MICHAEL GOLDBERG


 Mostra n. 398 

 a tribute (opere 1960/2005)     
          
Inaugurazione: Sabato 3 Febbraio 2018  ore 18,00
                     dal  3 Febbraio al  9 Marzo 2018


Unitled - 2000



          MICHAEL GOLDBERG (New York 24.12.1924 - New York 30.12.2007) con questa concisa retrospettiva, in cui sono esposte alcune opere realizzate tra il 1960 e 2005, la Galleria Peccolo di Livorno rende omaggio all’artista nel decennale della scomparsa. Già a partire dalla prima personale organizzata a Livorno nel settembre 1979, in cui furono esposte opere su carta della serie “Codex”, Roberto Peccolo aveva strinto con lui un solidale rapporto di lavoro e di amicizia che è durata fino alla morte dell’artista. Dopo la prima seguiranno numerose altre mostre durante i lunghi anni della collaborazione sino all’ultima mostra di Goldberg realizzata a Livorno nel giugno 2007.
Goldberg inizia a dipingere nel 1939 e nel ‘40/41 frequenta le lezioni di Hans Hofmann alla Scuola di Belle Arti di N.Y. Nel 1942 si arruola come paracadutista per combattere in Birmania e nel sudest asiatico. Congedato nel 1947, riprende gli studi con H. Hofmann. In quegli anni incontra i pittori della scuola di N.Y. quali de Kooning, Franz Kline, Norman Bluhm, Johan Mitchell, Jackson Pollock, il poeta Frank O’Hara e molti altri frequentatori della scena artistica newyorkese e del Cedar Bar.Tiene la sua prima personale alla Tibor de Nagy Gallery di N.Y. e nel 1957 la gallerista Martha Jackson gli compra dei quadri, firma con lui un contratto e lo espone in personali e collettive con gli artisti della galleria fino al 1966. Nel 1965 entra in clinica per disintossicarsi dove rimarrà fino al 1967. Invitato per la prima volta nel 1980 da Carmengloria Morales nella sua casa di Sermugnano (Vt.) per una estate di vacanza e pittura, insieme con sua moglie, la scultrice Lynn Umlauf, si affeziona all’Italia e in seguito alla Toscana. Alternandosi con New York dove continuava a insegnare e dipingere, dal 1987 soggiorna durante l’estate nella casa affittata a Spannocchia tra le colline senesi. In questo suo nuovo rifugio, rustico studio di campagna, lavorando su piccole e grandi dimensioni, dipinge quadri nei quali il suo antico amore per il paesaggio urbano astratto, tipico delle opere del periodo “action painting newyorkese” degli anni 1955-1966, si coniuga e si confronta con le influenze della pittura dei Maestri Rinascimentali italiani e del Manierismo fiorentino e senese; come confesserà lui stesso nello scritto del settembre 1997 per la rivista Cahiers d’Art di Roma (nelle cui pagine gli era stato dedicato un ampio servizio). Quel testo è oggi riproposto come introduzione nel catalogo di questa mostra. Nel maggio 1999, il Comune di Chiavari, Liguria, in collaborazione con la Galleria Peccolo e il critico Roberto Ferdani  organizza a Palazzo Rocca la mostra “O’Hara, Bluhm & Goldberg, un poeta e due pittori a New York negli anni ‘50” un’ampia antologica sulla pittura newyorkese degli anni ‘50 in cui sono confrontati i quadri dei due pittori e le poesie a loro dedicate dall’amico poeta e critico Frank O’Hara.
       L’esposizione livornese è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese edito dalle Edizioni Peccolo contenente le immagini delle opere esposte con lo Statement scritto da Goldberg nel 1997 come introduzione; una prefazione della giovane critica Elena Forin e l’articolo dall’amico Lucio Pozzi sull’opera di Mike edito sul Giornale dell’Arte n.263 del marzo 2007. Inoltre una particolare testimonianza della moglie Lynn Umlauf e i contributi e i ricordi scritti da alcuni tra gli amici a lui più vicini: Roberto Ferdani, Elisabetta Longari, Carmengloria Morales, Lucio Pozzi, Federico Sardella e Roberto Peccolo.

codex comer mesura di ventura
1980 tecnica mista su carta 57x76

codex comer piede vicentino 
1980 tecnica mista su carta 100x70


ST 1995 olio su carta intelata 70x104

ST 1995 olio su carta intelata 71,5x83


ST 1995 olio su carta intelata 84x102


 ST NY 1960 olio e collage su cartone 41x34





Dalla rivista SEGNO, aprile 2018

Franco MENEGUZZO

mostra n.397
sabato 25 novembre, ore 18


FRANCO MENEGUZZO (1924-2008) ha esordito pubblicamente nel 1953 con la prima personale di lavori completamente astratto-geometrici, a Vicenza: nello stesso anno si trasferisce a Milano, dove fonda con Bruno Danese la DeM (dal 1957 Danese azienda di design tra le più illustri in campo nazionale e internazionale). Ceramista tra i più riconosciuti, pittore e designer, espone alla Galleria Dell’Ariete (1956 e 1960), alla Galleria del Milione (1962), restando volutamente al di fuori da ogni neoavanguardia, che pure frequenta nei classici ritrovi di Milano. Dal 1973 si dedica sempre più alla scultura in marmo e in bronzo, con significative partecipazioni a collettive e personali, come la mostra alla Galleria Stendhal nel 1982 o la presenza alla grandi rassegne “Due secoli di scultura” all’Accademia di Brera o “La scultura italiana del XX secolo” alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, nel 2005. Nel 2007, in concomitanza con l’uscita di una grande monografia curata da Volker Feierabend, realizza due importanti personali nei musei tedeschi di Aschaffenburg e di Gelsenkirchen.

A distanza di otto anni dall’antologica che il comune natale (Valdagno) ha voluto dedicargli all’indomani della sua scomparsa, nel 2008, e a quasi vent’anni dalla rassegna realizzata dal Comune di Padova (1998), interamente dedicata a questo periodo del suo lavoro, oggi una serie di quelle opere viene riproposta nella mostra livornese, organizzata dalla Galleria Peccolo: l’occasione di una riscoperta filologicamente accurata ed emotivamente sorprendente, soprattutto se vista nel contesto della pittura astratta italiana del periodo.

Accompagna la mostra un catalogo bilingue, edito dalle Edizioni Peccolo, Livorno con testi della curatrice Arianna Baldoni, di Gillo Dorfles (1964) e di Elena Pontiggia (1998), e la riproduzione di tutte le opere esposte.





Vincenzo CECCHINI

Mostra n. 394   

V I N C E N Z O   C E C C H I N I 
”Trittici” 1972/1975  & 
“Foto-Tracce” 2015/2017       
                                                                                     
Inaugurazione:   Sabato 23 Settembre 2017 ore 18,00                 
Periodo: dal   23 Settembre al 25 Ottobre 2017
Sede mostra: Galleria Peccolo, piazza Repubblica 12 –Livorno tel.0586.888509
 Orario: 10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso.




“Inquadratura” 1972-73 
olio e grafite su tela cm.20x20


VINCENZO CECCHINI è nato a Cattolica nel 1934, ha vissuto a Milano, Roma e Latina dove ha insegnato nei vari Istituti d’Arte; dal 1980 è tornato a vivere nella sua città natale: Cattolica. Tra il 1970 e 1975 è stato protagonista, insieme con altri pittori italiani, del rinnovamento per una nuova concezione della pittura che, in seguito, fu definita “Pittura Analitica”. Recentemente la “Pittura Analitica” sta godendo della rivalutazione  sia da parte della critica che del mercato, e le esposizioni su questo tema si susseguono tra Musei e Gallerie Italiane e Internazionali. Ma durante tutti gli anni Settanta la scena artistica internazionale era dominata dalla visione di un’arte detta Concettuale e della Performance o dell’Arte Povera: un fare arte che privilegiava, nell’operare artistico, l’effimero, la concezione filosofica e mentale o corporale dell’autore; ricusando come dogma l’uso dei materiali pittorici: la tela, il pennello e il colore. In quegli stessi anni il medium fotografia andava assumendo un ruolo importante quale mezzo artistico di ricerca e VINCENZO CECCHINI, da sempre appassionato sperimentatore sia in Pittura che nella Fotografia, ha indagato con i suoi lavori le possibilità di dialettica e di combinazione tra questi due mezzi artistici a lui congeniali. “Fotografo quello che dipingo e ridipingo ciò che ho fotografato” questo breve aforisma potrebbe essere lo slogan che accompagna tutta la produzione artistica di CECCHINI, dalle prime opere “Inquadrature” e “Trittici” del 1972-75 fino alla recente serie di quadri “Foto-Tracce” e ai recentissimi “Omaggio a Giorgio Morandi” del 2015-2017; e in questa personale livornese sono esposte, in un confronto diretto, le opere significative dei due nuclei di lavori. Con le “Inquadrature” e i “Trittici” del ‘72-75 CECCHINI partecipava, durante gli anni Settanta, oltre che nelle mostre in Musei Italiani ed Europei dedicate alla “Pittura Analitica”, anche alla mostra “Aphoto” che il prestigioso Studio Marconi di Milano nel 1977 dedicò ad artisti nel cui lavoro si incrociavano Pittura e Fotografia; tra i partecipanti: Agnetti, Paolini, Di Bello, ecc.
A documentare la mostra un catalogo a cura della Galleria Peccolo che contiene una prefazione di Marco Meneguzzo, una selezione dei principali testi critici che negli anni hanno seguito lo sviluppo della sua opera a partire dal 1970 fino ai recenti esiti; con illustrate tutte le opere esposte in questa mostra-confronto. Sarà inoltre disponibile il recente Libro d’Artista “Affinità Elettive” creato da Vincenzo Cecchini con 13 poesie in dialetto romagnolo e 13 tavole a colori che riproducono disegni dell’autore. Il volume è edito dalle Edizioni Peccolo nella Collana “Memorie d’Artista”. 



“Ingrandimento e colorazione” 1972 
trittico di 3 tele emulsionate e colorate totale cm.56x120



“Inquadrature” 1972 
pittura su trittico di carta fotografica su telaio totale cm.50x150



 “Omaggio a Giorgio Morandi n.3” 2016
 tecnica mista su acetato e tela cm.100x100



“Omaggio a Giorgio Morandi n.40” 2017 
tecnica mista su acetato e tela cm.70x100



“S.T. trittico” 1973 
grafite e pittura su tela cm.49,5x65

M A T T I A M O R E N I

Mostra n. 393 
 
Cartelli e Regressivo consapevole opere 1964-1995

                            
Inaugurazione: Sabato 3 giugno 2017 ore 18,00

dal   3 Giugno al 22 Luglio  2017

                

             Con questa mostra omaggio all’opera di Mattia Moreni, la Galleria Peccolo di Livorno conclude la serie di personali dedicate ad artisti contemporanei “Grandi isolati”. Artisti che pur operando in sintonia con l’arte del loro tempo, ad un certo punto della vita hanno deciso di ritirarsi per affrontare nuove tematiche e continuare il proprio lavoro lontano dai clamori e dalle pressioni del mercato. 

         MATTIA  MORENI (Pavia 1920 – Ravenna 1999) tra il 1950 e il 1965, con la serie dei suoi famosi “Cartelli in strada” è stato il protagonista indiscusso della pittura espressionista e gestuale definita “informale” che in quegli anni ebbe ampia risonanza mondiale. Esposto in questa mostra 

un dipinto di grandi dimensioni “Nuvola su piccola baracca in Romagna” del 1964, testimonianza significativa delle opere di quell’epoca. 

Dopo il 1965, con la serie delle giganti “Angurie”  e dei “Paesaggi in disfacimento” Moreni comincia una svolta di lavoro che lo porterà ad un cambiamento radicale dei temi della sua pittura. Si ritira a vivere nella sua casa-studio a Brisighella, vicino alle foci del Po, dove dipinge nuove opere sul tema de “la Regressione della Specie” e la serie de “il  Regressivo Consapevole”. Una pittura dai colori carichi di molta materia e consapevolmente rivolta ad una visione selvaggia e primitivista di “Regressione Consapevole”, una protesta nei confronti della Cultura imperante manieristica e che lui sentiva ormai opprimente. Presente in questa mostra l’esemplare opera del 1990: “Era una lampadina al guinzaglio che volava, ma il pugno gorillesco che pugnava monolitico velleitario non pugna più, con piaga cronica umanoide incurabile”.  Saranno queste le opere che esporrà nelle innumerevoli mostre in Italia e all’estero dove gli sarà reso il dovuto omaggio per il suo impegno e il suo lavoro. 

        L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito dalle Edizioni Peccolo contenente le immagini delle opere esposte con prefazione dello studioso Flaminio Gualdoni che nello scritto ripercorre le tappe salienti della carriera artistica di questo volontario neo-selvaggio artista. 
 
 
A 71 anni di sua età, Autoritratto n.37 - il Bambolo, 1991

Cosa c’entra Mondrian con il lombrico dal cuore sanguinante-  Si, si, c’entra perché non c’entra 
Regressivo consapevole 1986
Era una lampadina al guinzaglio che volava 1990

Il dipingere che disprezza se stesso, PERCHÉ- R.C. Asili patologici, 1991
Il fumettismo generalizzato in avanzata Regressivo consapevole perché- 1989 

 La genetica, la cultura alla deriva, Artificata (a Paul Klee) [Santa Sofia] 1992

 Nuvola su piccola baracca nelle larghe della Romagna 1964
 
 

PIETRO COLETTA

Mostra n. 392  

sculture e rilievi 2015/1016       
Ventata, 2016 . rame su tavola
 
 Inaugurazione: 
Sabato 29 Aprile 2017 ore 18,00 
 
dal 29 Aprile al 27 Maggio 2017
Galleria Peccolo, piazza Repubblica 12 –Livorno tel.0586.888509

Orario: 10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso.



              La Galleria Peccolo continua la stagione espositiva 2017/2018 con la serie di personali dedicate ad artisti contemporanei “Grandi isolati”. Artisti che pur operando in sintonia con l’arte del loro tempo, ad un certo punto della vita hanno deciso di ritirarsi dalla scena artistica, per continuare il proprio lavoro lontano dai clamori e dalle pressioni dal mercato. 

         PIERO COLETTA è nato nel 1948 a Bari e si stabilisce a Milano nel 1967. Si iscrive all’ Accademia di Brera dove frequenta i corsi di scultura di Marino Marini, Alik Cavaliere e Lorenzo Pepe. Nel 1970 tiene la prima personale presso la Galleria l’Agrifoglio di Milano dove espone lavori definiti in seguito “Totem”: opere composte con travi di legno tenute insieme da tondini di ferro che invadendo lo spazio della galleria impongono la loro presenza fisica, minimale ma carica di energia e spiritualità. Lavori che mostravano la discendenza dalle sculture lignee Totemiche africane e allo stesso tempo denotavano una semplificazione verso elementi primordiali. La critica li aveva definiti una sorta di “Costruttivismo primitivo”.

Una di queste opere verrà esposta a Livorno in occasione dell’apertura del Museo Progressivo di Villa Maria nel 1975.

Negli anni che seguono il linguaggio di Pietro Coletta acquista profondità, oltre che nelle grandi opere “ambientali”, anche nei rilievi e nelle sculture dalle dimensioni più misurate, nelle quali inserisce sperimentazioni sia su pareti che nelle superfici di legno in cui innesta spirali di tondini di rame, lastre o grate di ferro e di rame, pietre, putrelle e altri materiali. Utilizzando materiali semplici del lavoro quotidiano nelle officine, crea  tensioni e forze aggettanti dalla superficie in legno, bruciata e annerita col fuoco, a creare una dimensione di rilievo che sprigiona una illuminazione spirituale. Dimensione che  l’artista sentiva crescere come sua esigenza a seguito di sofferte esperienze personali e ritrovata nei suoi viaggi in Africa e in India.

        L’esposizione è accompagnata dal catalogo bilingue italiano/inglese edito dalle Edizioni Peccolo contenente le immagini delle opere esposte con prefazione del critico Bruno Corà e una conversazione/intervista raccolta nel suo studio da Federico Sardella.