M A T T I A M O R E N I

Mostra n. 393 
 
Cartelli e Regressivo consapevole opere 1964-1995

                            
Inaugurazione: Sabato 3 giugno 2017 ore 18,00

dal   3 Giugno al 22 Luglio  2017

                

             Con questa mostra omaggio all’opera di Mattia Moreni, la Galleria Peccolo di Livorno conclude la serie di personali dedicate ad artisti contemporanei “Grandi isolati”. Artisti che pur operando in sintonia con l’arte del loro tempo, ad un certo punto della vita hanno deciso di ritirarsi per affrontare nuove tematiche e continuare il proprio lavoro lontano dai clamori e dalle pressioni del mercato. 

         MATTIA  MORENI (Pavia 1920 – Ravenna 1999) tra il 1950 e il 1965, con la serie dei suoi famosi “Cartelli in strada” è stato il protagonista indiscusso della pittura espressionista e gestuale definita “informale” che in quegli anni ebbe ampia risonanza mondiale. Esposto in questa mostra 

un dipinto di grandi dimensioni “Nuvola su piccola baracca in Romagna” del 1964, testimonianza significativa delle opere di quell’epoca. 

Dopo il 1965, con la serie delle giganti “Angurie”  e dei “Paesaggi in disfacimento” Moreni comincia una svolta di lavoro che lo porterà ad un cambiamento radicale dei temi della sua pittura. Si ritira a vivere nella sua casa-studio a Brisighella, vicino alle foci del Po, dove dipinge nuove opere sul tema de “la Regressione della Specie” e la serie de “il  Regressivo Consapevole”. Una pittura dai colori carichi di molta materia e consapevolmente rivolta ad una visione selvaggia e primitivista di “Regressione Consapevole”, una protesta nei confronti della Cultura imperante manieristica e che lui sentiva ormai opprimente. Presente in questa mostra l’esemplare opera del 1990: “Era una lampadina al guinzaglio che volava, ma il pugno gorillesco che pugnava monolitico velleitario non pugna più, con piaga cronica umanoide incurabile”.  Saranno queste le opere che esporrà nelle innumerevoli mostre in Italia e all’estero dove gli sarà reso il dovuto omaggio per il suo impegno e il suo lavoro. 

        L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito dalle Edizioni Peccolo contenente le immagini delle opere esposte con prefazione dello studioso Flaminio Gualdoni che nello scritto ripercorre le tappe salienti della carriera artistica di questo volontario neo-selvaggio artista. 
 
 
A 71 anni di sua età, Autoritratto n.37 - il Bambolo, 1991

Cosa c’entra Mondrian con il lombrico dal cuore sanguinante-  Si, si, c’entra perché non c’entra 
Regressivo consapevole 1986
 
Era una lampadina al guinzaglio che volava 1990

Il dipingere che disprezza se stesso, PERCHÉ- R.C. Asili patologici, 1991
 
Il fumettismo generalizzato in avanzata Regressivo consapevole perché- 1989 

 La genetica, la cultura alla deriva, Artificata (a Paul Klee) [Santa Sofia] 1992

 Nuvola su piccola baracca nelle larghe della Romagna 1964
 
 

PIETRO COLETTA

Mostra n. 392  

sculture e rilievi 2015/1016       
Ventata, 2016 . rame su tavola
 
 Inaugurazione: 
Sabato 29 Aprile 2017 ore 18,00 
 
dal 29 Aprile al 27 Maggio 2017
Galleria Peccolo, piazza Repubblica 12 –Livorno tel.0586.888509

Orario: 10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso.



              La Galleria Peccolo continua la stagione espositiva 2017/2018 con la serie di personali dedicate ad artisti contemporanei “Grandi isolati”. Artisti che pur operando in sintonia con l’arte del loro tempo, ad un certo punto della vita hanno deciso di ritirarsi dalla scena artistica, per continuare il proprio lavoro lontano dai clamori e dalle pressioni dal mercato. 

         PIERO COLETTA è nato nel 1948 a Bari e si stabilisce a Milano nel 1967. Si iscrive all’ Accademia di Brera dove frequenta i corsi di scultura di Marino Marini, Alik Cavaliere e Lorenzo Pepe. Nel 1970 tiene la prima personale presso la Galleria l’Agrifoglio di Milano dove espone lavori definiti in seguito “Totem”: opere composte con travi di legno tenute insieme da tondini di ferro che invadendo lo spazio della galleria impongono la loro presenza fisica, minimale ma carica di energia e spiritualità. Lavori che mostravano la discendenza dalle sculture lignee Totemiche africane e allo stesso tempo denotavano una semplificazione verso elementi primordiali. La critica li aveva definiti una sorta di “Costruttivismo primitivo”.

Una di queste opere verrà esposta a Livorno in occasione dell’apertura del Museo Progressivo di Villa Maria nel 1975.

Negli anni che seguono il linguaggio di Pietro Coletta acquista profondità, oltre che nelle grandi opere “ambientali”, anche nei rilievi e nelle sculture dalle dimensioni più misurate, nelle quali inserisce sperimentazioni sia su pareti che nelle superfici di legno in cui innesta spirali di tondini di rame, lastre o grate di ferro e di rame, pietre, putrelle e altri materiali. Utilizzando materiali semplici del lavoro quotidiano nelle officine, crea  tensioni e forze aggettanti dalla superficie in legno, bruciata e annerita col fuoco, a creare una dimensione di rilievo che sprigiona una illuminazione spirituale. Dimensione che  l’artista sentiva crescere come sua esigenza a seguito di sofferte esperienze personali e ritrovata nei suoi viaggi in Africa e in India.

        L’esposizione è accompagnata dal catalogo bilingue italiano/inglese edito dalle Edizioni Peccolo contenente le immagini delle opere esposte con prefazione del critico Bruno Corà e una conversazione/intervista raccolta nel suo studio da Federico Sardella. 
 
 





 

MARTIN BRADLEY

    opere 1955/1996

         

                 Mostra n. 391          

                 Inaugurazione: Sabato 11 Marzo 2017 ore 18,00

                dal   11 Marzo al 7 Aprile 2017

                 Orario: 10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso.



            Prosegue con la personale di MARTIN BRADLEY la serie di mostre che la Galleria Peccolo sta dedicando nella stagione espositiva 2017/ 2018 ad artisti contemporanei definiti “Grandi isolati”. Artisti che pur operando in sintonia con l’arte del loro tempo, ad un certo punto hanno deciso di ritirarsi dalla scena artistica, per continuare il proprio lavoro lontano dai clamori e non subire pressioni dal mercato.

            MARTIN BRADLEY è nato nel 1931 a Richmond Surrey, Inghilterra e dopo aver vissuto, dipinto e viaggiato nei vari continenti, con soggiorni in Brasile, India, Tibet, Cina e Giappone, dagli anni ‘80 ha scelto di vivere tra Bruges, in Belgio, e brevi soggiorni in Giappone.

           Già in giovane età, in contrasto con la famiglia, BRADLEY desiderava diventare pittore; dopo 3 anni passati in navigazione come mozzo, ritorna a Londra e comincia a dipingere e nel contempo conosce, iniziato da studiosi della materia, la scrittura cinese e gli ideogrammi nell’arte dell’estremo oriente. Nel 1954 espone presso la famosa Gimpel & Fils Gallery di Londra: sarà la prima delle innumerevoli personali da lui realizzate fino ad oggi in Gallerie e Musei europei e internazionali. Da quel momento dividerà la sua passione per la pittura e il fascino per l’Arte e l’Estetica della calligrafia cinese, giapponese e tibetana studiandone sia l’iconografia tradizionale che i trattati filosofici sul buddismo. Nella lunga e feconda carriera i suoi quadri, che sono entrati in prestigiose Collezioni Museali, Pubbliche e private di tutto il mondo, sono stimati e riconosciuti per l’alta qualità di una scomposta “figurazione/astrazione”ambientata in improbabili spazi nei quali la critica ha individuato filiazioni da Hieronymus Bosch.

            La sua pittura: un impianto immaginario in cui sono intessuti simbologie provenienti da culture sia Orientali che Occidentali; un intreccio improbabile e insieme surreale tra l’arte colta europea e la calligrafia e le iconologie dell’arte cinese e giapponese il tutto sostenuto dai testi filosofici del Buddismo al quale si è convertito. Le esposizioni delle sue opere si susseguono per tutti questi anni come pure si intensificano i suoi studi e le traduzioni dei testi del Sutra, Fior di Loto. Tanto che nel 2014 verrà pubblicato il suo libro di annotazioni e traduzioni di uno dei testi fondamentali della filosofia del Buddismo.

        L’esposizione è accompagnata dal catalogo edito dalle Edizioni Peccolo contenente le immagini delle opere esposte con un breve scritto dell’artista stesso quale prefazione, una testimonianza del critico francese Gérard Xuriguera e una breve nota della studiosa spagnola Raquel Medina de Vargas.





 

PHILLIP MARTIN

 
 
“Affiche-Collage” opere 1951/1981        
Mostra n. 390     

Inaugurazione: Sabato 4 Febbraio 2017 ore 18,00
dal 4 Febbraio al 7 Marzo 2017
Orario: 10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso.


La Galleria Peccolo continua la stagione espositiva 2017/2018 con la serie di personali dedicate ad artisti contemporanei “Grandi isolati”. Artisti che pur operando in sintonia con l’arte del loro tempo, ad un certo punto hanno deciso di ritirarsi dalla scena artistica, per continuare il proprio lavoro lontano dai clamori e non subire pressioni dal mercato. Vano solipsismo, oppure onesta reazione ad un ambiente artistico che sentivano soffocante ad ogni loro tentativo di sincera creatività ?

Dopo la recente mostra dedicata al francese Michel Macréau, per questa seconda occasione la Galleria ha scelto di esporre le opere di PHILLIP MARTIN (Cork, Irlanda 1927 – Sydney 2014) definito dal noto critico francese Alain Jouffroy: “il Gandhi della pittura moderna”. Un artista giramondo, hippie che dipingeva quadri “spirituali” colmi di simbologie ed effigi con decorazioni a evocare paramenti sacri o addobbi di templi orientali.
PHILLIP MARTIN aveva cominciato a dipingere a Londra nel 1948 incoraggiato anche  dall’amico pittore Alan Davie, poco più anziano di lui. In seguito ha iniziato con sua moglie irlandese Helen Marshall a viaggiare e dipingere in tutta Europa; in Austria, a Vienna, principia la serie di opere sul tema “Affiche-Collage”, un tema che lo accompagnerà per tutta la sua vita artistica. Ha soggiornato e esposto i dipinti a Parigi, in Irlanda, Italia, Belgio, Spagna ha soggiornato a lungo in India del sud e, a partire dagli anni ‘80, si è stabilito in Australia nei pressi di Sidney. La prima personale italiana è stata a Firenze nel 1951 presso la Galleria di Fiamma Vigo. Le sue opere sono esposte in collezioni pubbliche, istituzionali e private, di tutto il mondo. 

PHILLIP MARTIN è deceduto nel suo ritiro di Sidney nel 2014 all’età di 87 anni, dipingendo l’ininterrotta serie di “Affiche/Collage” fino agli ultimi giorni di vita. Oggi, a tre anni dalla scomparsa e in occasione della ricorrenza dei 90 anni dalla nascita la Galleria Peccolo gli dedica questo “omaggio postumo” in cui sono esposti suoi lavori su tela e su carta degli anni tra il 1951 e il 1981. 

L’esposizione è accompagnata dal catalogo bilingue italiano/inglese edito dalle Edizioni Peccolo contenente le immagini delle opere esposte con prefazione del critico Valerio Dehò e una acuta testimonianza, sul personaggio e sull’artista Phillip Martin, del noto artista/collezionista Guglielmo Achille Cavellini, che era stato suo mecenate ed estimatore sin dagli anni ‘60. 
 
 
      catalogo on line 
 
 
 
 
 Un omaggio al Ghandi della Pittura
                di Roberto Peccolo 

Omaggio a Totino alla GAM di Torino

 La GAM di Torino ricorda Arrigo Lora Totino 

 
Venerdì 13 gennaio 2017 ore 18.00
Sala Conferenze GAM
Corso Galileo Ferraris, 30 Torino
Intervengono:
Nanni Balestrini
Patrizio Peterlini
Sandro De Alexandris
Maurizio Spatola
Carla Bertola
Alberto Vitacchio
Lou Lora Totino
Modera:
Carolyn Christov-Bakargiev
La GAM di Torino rende omaggio ad Arrigo Lora Totino (Torino 1928 – 2016), artista, poeta concreto, padre della Poesia Sonoraitaliana, inventore della Poesia ginnica e della Poesia liquida.
Grazie al contributo e agli interventi di Nanni Balestrini, Sandro De Alexandris, Maurizio Spatola, Carla Bertola, Alberto Vitacchio e Patrizio Peterlini, direttore della Fondazione Bonotto di Molvena (VI), la GAM dedica all’artista una tavola rotonda alla quale parteciperanno molte delle persone che gli furono vicine e condivisero con lui alcuni dei molteplici percorsi di ricerca, che Lora Totino seppe dedicare alla complessità della parola, attraversandone la natura letterale, visiva, sonora, performativa e architettonica.
Avvicinatosi alla Poesia Concreta negli anni ’50, Lora Totino è stato un appassionato studioso delle sperimentazioni futuriste di inizio secolo, che tanta importanza rivestono, in ambito pittorico, nella collezione della GAM. Presto fu capace di trasformare questa attenzione d’iniziale natura storico-critica in nuova creatività, fino a dare vita a un linguaggio in cui suono, gestualità, spazio, recitazione e mimica si fondono in un insieme che, non dimenticando né Marinetti, né la lezione di poeti come Eugen Gomringer, sviluppa il guizzo gioioso del Cabaret.

Ugo LA PIETRA


“Le strutturazioni tissurali” 1964-67

Mostra n. 389

Sabato 10 dicembre 2016 alle ore 18,00
dal 10 Dicembre 2016 al 15 Gennaio 2017 
 Strutturazioni tissurali - 1966
 lastra di metacrilato lavorato a freddo 
cm.50x50

 In questa mostra vengono esposte le opere che sono la testimonianza delle ricerche visive “Strutturazioni tissurali” di Ugo La Pietra durante gli anni Sessanta. 

Ugo La Pietra, dopo le esperienze segniche con il Gruppo del Cenobio (1962-63 con A. Ferrari, A. Verga, A. Vermi, E. Sordini) e quelle della Lepre Lunare (1964 con V. Orsenigo), a metà degli anni Sessanta esplora il tema degli “elementi di disturbo all’interno della base programmata” con una serie di opere sia pittoriche (tele e disegni) sia realizzate su metacrilato trasparente sagomato a caldo e inciso a freddo. Queste ricerche visive sono chiaramente riferibili alla sua teoria espressa nel saggio Traducibilità dei nessi intercorrenti all’interno di una struttura urbana in visualizzazioni spaziali (ed. Ares, 1966) in cui l’artista descrive con molti esempi come è possibile leggere la struttura urbana usando la tecnica delle visualizzazioni alla macro-scala “attraverso elementi formali ridotti e piccoli elementi: punti”. Queste ricerche, caratterizzate da un forte componente significante rispetto alla rottura del “sistema programmato” porteranno La Pietra nella seconda metà degli anni Settanta a elaborare la teoria del “Sistema disequilibrante”, teoria che utilizzerà proprio elementi di disturbo per evidenziare (decodificare) le rigidità sociali e ambientali della struttura urbana.  Una teoria che rappresenta ancora oggi uno dei contributi più originali all’arte concettuale e all’architettura radicale della seconda metà degli anni Sessanta.


Ugo La Pietra, nato a Bussi sul Tirino (Pescara) nel 1938, originario di Arpino (Frosinone), vive e lavora a Milano, dove nel 1964 si laurea in Architettura al Politecnico. Architetto di formazione, artista, cineasta (e attore), editor, musicista, fumettista, docente, dal 1960 si definisce ricercatore nel sistema della comunicazione e delle arti visive, muovendosi contemporaneamente nei territori dell’arte e del progetto. Instancabile sperimentatore, ha attraversato diverse correnti (dalla Pittura segnica all’arte concettuale, dalla Narrative Art al cinema d’artista) e utilizzato molteplici medium, conducendo ricerche che si sono concretizzate nella teoria del “Sistema disequilibrante” – espressione autonoma all’interno del Radical Design – e in importanti tematiche sociologiche come  “La casa telematica” (MoMA di New York, 1972 – Fiera di Milano, 1983), “Rapporto tra Spazio reale e Spazio virtuale”   (Triennale di Milano 1979, 1992), “La casa neoeclettica” (Abitare il tempo, 1990), “Cultura  Balneare” (Centro Culturale Cattolica, 1985/95). Molte sono state le mostre in Italia e all’estero, ha curato diverse esposizioni alla Triennale di Milano, Biennale di Venezia, Museo d’Arte Contemporanea di Lione, Museo FRAC di Orléans, Museo delle Ceramiche di Faenza, Fondazione Ragghianti di Lucca. 


MICHEL MACREAU

mostra omaggio / exposition hommage
        
Mostra n. 388
 
 
 
 dal 22 Ottobre al 25 Novembre 2016
 Orario: 10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso.

La Galleria Peccolo  organizza per la nuova stagione espositiva 2016/2017 una serie di mostre personali su “i Grandi isolati” dedicate ad artisti europei contemporanei che pur operando in sintonia con l’arte del loro tempo, ad un certo punto hanno deciso di ritirarsi dalla scena artistica, per continuare il proprio lavoro lontano dai clamori e non subire pressioni dal mercato. Vano solipsismo? Oppure onesta reazione ad un ambiente artistico che finisce per soffocare ogni tentativo di sincera creatività per offrire sempre maggiore spazio e riconoscimenti agli abili produttori di piacevole merce per il mercato dell’arte. 
 
La prima mostra di questa serie è dedicata al pittore MICHEL MACREAU (Parigi 1935-Blet 1995) artista francese che fin dagli inizi, nei primi anni ‘60, ha narrato nei suoi quadri, dalla marcata brutale espressività, i drammi del suo vivere quotidiano mostrandone sia i momenti brutali che quelli euforici. In Francia, i suoi quadri sono stati troppo spesso abbinati ed esposti in mostre dedicate alla “Figurazione libera” oppure all’Art Brut, senza che lui ne facesse realmente parte, col risultato che la sua opera veniva spesso travisata. Una delle ragioni per cui MACREAU decise di continuare a dipingere appartato e fuori da ogni “trend” di attualità.
Dopo la mostra personale che la Galleria Peccolo gli organizzò a Livorno nel lontano 1989 oggi, nel ventennale della scomparsa, la Galleria gli dedica questo “Omaggio/Hommage” postumo in cui sono esposte una serie di sue opere degli anni tra il 1962 e il 1994. 
L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/francese contenente le immagini delle opere esposte con prefazione del critico parigino Yan Ciret, una breve memoria del suo amico collezionista Jacques Latournerie e uno scritto di Roberto Peccolo che ripercorre gli anni di collaborazione con l’artista. 
 
> Link al filmato di Philippe Dufour su Michel Macreau 
> Roberto Peccolo - Sulle tracce di un artista -testo in catalogo 

...ora anche Totino


Un RICORDO dell'indimenticabile mago italiano della Poesia Concreta e Sonora Internazionale Arrigo Lora Totino
Foto scattate in occasione della sua Personale del 2007.




A maggio 2016 ci fu la mostra  DUETTO: Henry CHOPIN e A.L.TOTINO

NATALY MAIER

NATALY  MAIER “ confinitudine e pittura collage”
        
Mostra n. 387
Inaugurazione: Sabato 25 giugno 2016 alle ore 18,00
dal 25 Giugno al 29 Luglio 2016
Galleria Peccolo, piazza Repubblica 12 –Livorno tel.0586.888509
Orario: 10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso.
 
 
Nataly Maier, pittrice, milanese di adozione, nata a Monaco di Baviera nel 1957, ma vive e 
lavora a Milano dal 1981. In questa sua personale a Livorno sono esposti i dipinti degli ultimi 3 anni dove il colore è il protagonista indiscusso ed assoluto “... è il perno del mio lavoro..” come dichiara l’artista stessa nell’intervista fatta con il critico, e curatore della mostra, Federico Sardella e pubblicata in catalogo. 
E l’autrice prosegue “... nel far convivere colori diversi sulla stessa superficie, adoperando più colori si deve affrontare la questione della convivenza, del dialogo, della sovrapposizione. 
Il colore viene costruito tenendo conto di quello che c’è sotto, perché la stesura, anche la più sommersa, in qualche modo traspare, e diventa parte integrante della superficie del quadro”. 
Questa è la poetica e i parametri con cui si confronta nel proprio lavoro e in ogni suo quadro Nataly Maier. 
In mostra sarà anche presente il Libro d’Artista “Pensare Pittura”, edito nel 2012 dalle Edizioni Peccolo nella Collana Memorie d’Artista n. 27.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese contenente le immagini delle opere esposte e l’intervista/conversazione dell’artista con Federico Sardella. 

DUETTO: Henry CHOPIN e A.L.TOTINO

Mostra n. 385
 
DUETTO: Henri Chopin e Arrigo Lora-Totino
(opere di poesia concreta e sonora a confronto) 
 
Inaugurazione: Sabato 30 Aprile 2016 alle ore 18,00 e alle ore 19 in punto 
 
GIOVANNI FONTANA lettura/performance di 2 brevi composizioni:
                Arrigo Lora-Totino: “io e gli altri” 1970
                Henri Chopin: “les accidents de la glotte en Mai” 2004
 

A seguire Riflessioni e Interrogazioni sul recente libro “Italian Performance Art” 
 
 
dal 30 Aprile al 27 Maggio 2016 
Orario: 10/13 – 16/20 
festivi e lunedì chiuso.
 
 
 
 Una mostra in cui sono confrontate opere su carta di poesia concreta realizzate da due tra i maggiori protagonisti della poesia sonora e verbo-visuale degli anni tra il 1970 e il 2000.
Entrambi, sin dai primi anni ‘60, hanno espresso la loro arte in spettacoli e performance teatrali, che hanno segnato la storia delle Avanguardie Artistiche e Poetiche del secondo ‘900.
 
 Henri Chopin (Parigi 1922- Norfolk 2008) contemporaneo dei Lettristi e Situazionisti francesi degli anni ‘50, aveva ripreso le loro sperimentazioni sulla Parola e la Poesia  e quelle sul Teatro della crudeltà di Antonin Artaud. Utilizzando magnetofoni e microfoni manipolati impegnava la propria voce in lunghe performance traendo suoni articolati pronunciati con la laringe e scavati dalle profondità della gola. 
Una Poesia che sacrificava la parola per esaltare la “fisicità” dei suoni e le potenzialità della glottide. 
 
 


 Arrigo Lora-Totino (Torino 1928) ha ripreso la lezione delle Parole in libertà e del Teatro Futurista utilizzando la Parola frantumata e ricomposta, in assonanti nuovi sensi, per farla diventare il tramite, e il soggetto, in ardite performance vocali a volte ironiche a volte concrete: le verbostrutture. Come nel caso delle sue Poesie liquide,realizzate utilizzando il megafono di metallo creato in collaborazione con Piero Fogliati dentro il quale veniva versata dell’acqua prima della lettura; oppure nelle numerose serate di Teatro della parola in cui esaltava intonazioni e melodie della lingua parlata stravolgendo sensi e significati delle frasi.Ma, oltre ai loro spettacoli, entrambi hanno sempre realizzato oggetti e opere su carta su cui creavano idee e Poesie Concrete, sempre inerenti alla loro poetica. Sono famosi i Dattilopoème di Chopin composti su grandi 
carte trasparenti utilizzando telescriventi. Oppure le Poesie concrete degli anni ‘70 realizzate da Lora-Totino o la sua recente serie di lavori  Fiori della prosa.
 
In mostra oltre ad alcuni multipli e video di performance storiche sono esposte opere su carta di Poesia Concreta realizzate negli anni dai due autori. Per l’occasione saranno anche esposti e in vendita i Libri d’Artista che i due artisti hanno realizzato per la collana Pittura e Memoria delle Edizioni Peccolo. 
 
Nel catalogo che accompagna la mostra sono riprodotti i lavori esposti e Sandro Ricaldone nella sua prefazione ci introduce al tema e all’opera dei due autori. 

CARTE POVERE


 (opere su carta in ricordo di Tonino)

 Mostra n. 384
 Sabato 26 Marzo 2016 alle ore 18,00
 dal 26 Marzo al 23 Aprile  2016
Galleria Peccolo, piazza Repubblica 12 –Livorno tel.0586.888509 
10/13 – 16/20 festivi e lunedì chiuso.
 
CARTE POVERE mostra di opere su carta di protagonisti dell’Arte Povera e dintorni. 
Alighiero e Boetti – Joseph Beuys – Luciano Fabro – Jannis Kounellis – 
Fernando Melani - Aldo Mondino – Hermann Nitsch – Giulio Paolini – 
Giuseppe Penone – Michelangelo Pistoletto - Gianni Ruffi – Gilberto Zorio. 
        
      Una succinta panoramica di artisti protagonisti dell’Arte Povera e anche di autori 
        internazionali centrali nell’arte europea degli anni tra il 1970 e il 1980, realizzata con 
        opere su carta provenienti da collezioni toscane.
        Ma la mostra è nello stesso momento anche un doveroso omaggio al lavoro di un acuto 
        gallerista pistoiese, Tonino Nespoli, che negli anni ‘70 apriva il suo Studio La Torre
        a Pistoia nel quale esponeva, in personali o collettive, le opere di questi artisti.
        Malgrado il suo difficile lavoro di diffusione culturale, nell’atmosfera conservatrice di una città
        della provincia italiana, la galleria era sostenuta da pochi ma fedeli collezionisti che seguendo 
        le sagaci scelte di Tonino contribuivano al formarsi di lungimiranti collezioni.
        Ed è grazie agli attuali collezionisti che hanno messo a disposizioni le opere qui esposte
        che, oggi, è stato possibile realizzare questa mostra e l’omaggio che la galleria Peccolo ha 
        voluto dedicare al lavoro dello stimato collega.
        Nel catalogo che accompagna l’esposizione sono riprodotte tutte le opere esposte e uno scritto
        di Bruno Corà che nella prefazione delinea il carattere e il “fiuto” dell’amico Tonino.